Note al Capitolo Nove.

(1).  Erasmo da Rotterdam, Elogio della pazzia, ventisettesimo, a cura
di  T. Fiore, con introduzionedi D. Cantimori, Einaudi, Torino, 19807,
pagina 43. Vedi volume secondo, capitolo Uno, 3, pagine 24-25.

(2). M. Foucault, Storia della follia nell'et classica, traduzione di
F. Ferrucci, Rizzoli, Milano, 19794, pagina 20.

(3). Confronta ivi, pagina 38.

(4).    Erasmo   da   Rotterdam,   Elogio   della   pazzia,    citato,
quarantottesimo, pagina 80.

(5).  Su  quest'ultimo tipo di intervento sorge, intorno a Ph.  Pinel,
una  vera  e propria serie di leggende. Riportiamo qui una  delle  sue
tante   liberazioni  di  alienati:  un  capitano   inglese   giaceva
incatenato  da  quarant'anni in una segreta. Era  considerato  il  pi
terribile di tutti gli alienati: in un eccesso di furore aveva colpito
con  le manette un servo alla testa, e l'aveva ucciso sul colpo. Pinel
gli  si avvicina, lo esorta a essere ragionevole e a non far male  a
nessuno;  a questa condizione sar liberato dalle catene e  gli  verr
concesso  il  diritto di passeggiare in giardino:  Credete  alla  mia
parola.  Siate dolce e fiducioso, vi render la libert. Il  capitano
ascolta  il  discorso  di Pinel e resta calmo  mentre  cadono  le  sue
catene;  appena libero, si precipita ad ammirare la luce  del  Sole  e
grida  estasiato:  Com' bello!. Passa tutta la  prima  giornata  di
libert  ritrovata  a correre, a salire e scendere le  scale,  dicendo
sempre  Com' bello!. Alla sera si addormenta placidamente. Nei  due
anni  successivi - che passa all'asilo - non ha pi eccessi di furore;
si  rende perfino utile alla casa, esercitando una certa autorit  sui
folli,  che  guida  a  suo  modo,  e di  cui  diventa  una  specie  di
sorvegliante (confronta M. Foucault, opera citata, pagine 542-543).

(6).  Vedi  volume primo, capitolo Cinque, 5, pagine 91-92;  e  volume
secondo, capitolo Tredici, 2, pagine 369-370.

(7).  Due  anni  pi  tardi, nel 1862, Wilhelm Max  Wundt  (1832-1920)
inizia  l'insegnamento  della psicologia dal  punto  di  vista  delle
scienze naturali e, nel 1879, lo stesso Wundt fonda a Lipsia il primo
Istituto  di  psicologia sperimentale. Sulla nascita della  psicologia
confronta L. Mecacci, Introduzione alla psicologia, (edizione ampliata
e aggiornata), Laterza, Bari, 1994, pagine 11-15, 26.

(8). Anche se nel pensiero di Nietzsche si  voluto vedere un riflesso
immediato della malattia mentale che lo port alla morte, o in  quello
di Leopardi una conseguenza della sua triste condizione fisica.

(9).   In   italiano    pubblicato  in  E.  Fromm,  La  crisi   della
psicoanalisi, Mondadori, Milano, 1971.

(10). Vedi capitolo Dodici, 2, pagine 358-371.

(11).  Confronta E. Fromm, Beyond the Chains of Illusion. My encounter
with  Marx  and  Freud (1962); traduzione italiana E.  Fromm,  Marx  e
Freud, Il Saggiatore, Milano, 1962, quindi Garzanti, Milano, 1974.

(12).  Queste  lezioni verranno rielaborate e raccolte nel  volume  H.
Marcuse,  Eros and Civilization. A Philosophical Inquiry  into  Freud;
traduzione italiana H. Marcuse, Eros e civilt, Einaudi, Torino, 1964.

(13).  Nietzsche smascher il gigantesco falso sul quale  l'Occidente
edific  la filosofia e la morale - e cio la trasformazione di  fatti
in essenze, di condizioni storiche in condizioni metafisiche. [...] La
critica  di  Nietzsche  si  distingue  da  tutta  la  critica  sociale
accademica per la sua posizione di partenza: Nietzsche parla  in  nome
di un principio della realt fondamentalmente antagonistico rispetto a
quello della civilt occidentale (ivi, pagine 137-138).

(14). Confronta G. Vattimo, Introduzione a G. Deleuze, Nietzsche e  la
filosofia,  traduzione  di  S. Tassinari, Colportage,  Firenze,  1978,
pagine  6-7. Sul ruolo svolto da Marx, Nietzsche e Freud come  maestri
di  un  pensiero  destinato a influenzare in maniera  determinante  il
nostro secolo confronta anche J. P. Stern, Guida a Nietzsche, Rizzoli,
Milano,  1980, in particolare il capitolo 1 (Nietzsche in compagnia)
in  cui,  tra  l'altro, si legge una frase che,  nella  sua  apparente
banalit,  afferma una indubbia verit: Se essi non fossero  vissuti,
la vita dell'Europa moderna sarebbe diversa (pagina 11).

(15).  S. Freud, L'interesse per la psicoanalisi, Boringhieri, Torino,
1977,  pagine  52-55.  Si tratta di un saggio  del  1913,  scritto  su
richiesta  del  direttore  di Scientia,  rivista  internazionale  di
sintesi  scientifica  con sede a Bologna. Lo scritto  apparve  in  due
puntate  con il titolo Das Interesse an der Psychoanalyse  e,  sebbene
Freud  lo  definisse  lavoro sgradito di carattere  pubblicitario,
rappresenta una chiara sintesi divulgativa cui attingere per conoscere
il pensiero freudiano fino a quell'epoca.

(16). E' lo stesso Freud che - ancora nel 1938 - insiste sul carattere
filosofico  del  proprio lavoro, destinato comunque a  dare  risultati
tecnico-operativi: La psicoanalisi parte da una premessa di fondo, la
cui   discussione    riservata  al  pensiero  filosofico  e  la   cui
giustificazione  risiede  nei  suoi  stessi  risultati   (S.   Freud,
Compendio  di  psicoanalisi, in S. Freud, Opere,  Bollati-Boringhieri,
Torino, 1989, volume 11, pagina 572).

(17).  S.  Freud, Introduzione alla psicoanalisi, lezione  18,  in  S.
Freud, Opere, citato, volume 8, pagina 446.

(18). Vedi volume secondo, capitolo Quattordici, 3, pagine 422-423.

(19).  Confronta  J.  Laplanche e J.-B. Pontalis,  Enciclopedia  della
psicanalisi, Laterza, Bari, 1973, volume primo, pagina 230.

(20).  Confronta V. Cappelletti, Sigmund Freud, in A.  Negri  (a  cura
di),  Novecento filosofico e scientifico. Protagonisti, volume  terzo,
Marzorati, Milano, 1991, pagina 252.

(21). Confronta ivi, pagine 254-255.

(22). Confronta S. Freud, Opere, citato, volume 1, pagine 189-212.

(23).  Anna  O.  era  una giovane paziente curata dal  dottor  Breuer,
affetta da gravi disturbi isterici, che si manifestavano in una  serie
di  sintomi:  paralisi,  disturbi  della  vista  e  dell'udito,  tosse
nervosa,  anoressia,  incapacit di parlare la  propria  lingua  madre
(parlava  solo  in inglese), incapacit di bere. Attraverso  l'ipnosi,
Breuer  riusc  a farle ricordare i fatti traumatici legati  al  primo
insorgere di ogni sintomo: nella rievocazione, Anna sfogava  le  forti
emozioni che aveva provato in quella occasione e che non aveva  potuto
esprimere  allora;  tutte le circostanze ricordate  si  riferivano  ad
episodi  particolarmente dolorosi e angoscianti che Anna aveva vissuto
nel  periodo in cui aveva assistito il padre gravemente ammalato. Dopo
aver  rievocato,  sotto  ipnosi, ogni episodio,  il  sintomo  ad  esso
collegato  - come in seguito ad una catarsi (Breuer parla di  terapia
catartica) - scompariva.

(24).  Confronta S. Freud, L'interpretazione dei sogni,  7  c,  Newton
Compton, Roma, 1970, pagine 456-457.

(25).  S.  Freud,  Introduzione  alla  psicoanalisi  (nuova  serie  di
lezioni,  1932),  lezione 32, in S. Freud, Opere, citato,  volume  11,
pagina 205.

(26).  Confronta  S. Freud, L'interpretazione dei  sogni,  3,  citato,
pagine  130-138.  Fra  i molti esempi di Freud possiamo  segnalare,  a
scopo  esemplificativo, il sogno di un giovane medico: La padrona  di
casa del suo appartamento, nelle vicinanze dell'ospedale, aveva severe
istruzioni  di  svegliarlo in tempo ogni mattina, ma non  le  riusciva
certo  facile  eseguirle. La padrona di casa  grid  alla  porta:  "Si
svegli  signor  Pepi! E' ora di andare all'ospedale".  In  risposta  a
questo egli sogn di trovarsi nel letto di una stanza d'ospedale e che
c'era una scheda sul letto che diceva: "Pepi H., studente in medicina,
anni  22".  Mentre  sognava si disse: "Dal momento  che  sono  gi  in
ospedale, non c' nessun bisogno di andarci"; si gir dall'altra parte
e  continu a dormire. In questo modo aveva apertamente confessato  il
motivo del suo sogno (ivi, pagina 132).

(27).  S.  Freud, Introduzione alla psicoanalisi, lezione  22,  in  S.
Freud, Opere, citato, volume 8, pagina 512.

(28). Cos inizia il secondo dei Tre saggi sulla sessualit (1905), La
sessualit  infantile, in S. Freud, Opere, citato,  volume  4,  pagina
484.

(29).  La  mta  sessuale  della  pulsione  infantile  consiste   nel
provocare  il soddisfacimento mediante stimolazione appropriata  della
zona  erogena  scelta in un modo o nell'altro (ivi,  pagina  494).  A
seconda  della  zona  erogena prescelta, che cambia  con  l'evoluzione
della sessualit infantile, si parla di fase orale, fase anale e  fase
genitale.

(30). Confronta S. Freud, La sessualit infantile, citato, pagine 485-
487.

(31).  S.  Freud, Introduzione alla psicoanalisi, lezione 22,  citato,
pagine 512-513.

(32).  Alle  tecniche  di interpretazione del sogno  Freud  dedica  il
secondo capitolo dell'Interpretazione dei sogni. Per la definizione di
associazioni  libere  confronta  J.  Laplanche  e  J.-B.  Pontialis,
Enciclopedia della psicanalisi, citato, volume primo, pagine 294-296.

(33).  A differenza della repressione, che agisce al di fuori di  ogni
intenzionalit,  la rimozione presuppone un'attivit intenzionale  del
soggetto  (confronta S. Freud, Studi sull'isteria, in  Opere,  citato,
volume 1, pagina181).

(34).  Confronta  J.  Laplanche e J.-B. Pontalis,  Enciclopedia  della
psicanalisi, citato, volume secondo, pagine 506-507 e 514-520.

(35).  A  questi  processi Freud dedica un lungo capitolo,  il  sesto,
dell'Interpretazione dei sogni.

(36).  Un  sogno scritto riempir forse mezza pagina,  l'analisi  che
ricerca  i  pensieri pu prendere uno spazio sei, otto o  dieci  volte
maggiore (ivi, 6 a, pagina 249).

(37). Confronta ivi, 6 b, pagine 269-272.

(38).  Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio,  in  S.
Freud, Opere, citato, volume 5, pagine 1-225.

(39).  Il termine topica (dal greco tpos, luogo) significa  teoria
dei   luoghi,  intendendo  per  luoghi  i  dispositivi  logici  per
collegare le premesse alle conclusioni. Topici - come  noto  -    il
titolo di un'opera di Aristotele (vedi volume primo, capitolo Sei,  3,
pagina 117).

(40). S. Freud, Cinque conferenze sulla psicoanalisi, secondo, citato,
pagine 143-144.

(41). Quindi ci sono due tipi di inconscio, che non sono ancora stati
distinti  dagli  psicologi. Sono entrambi inconscio  nel  senso  usato
dalla  psicologia;  ma  nel nostro senso uno di  essi,  che  chiamiamo
Inconscio,  non pu accedere alla coscienza, mentre chiamiamo  l'altro
Preconscio perch le sue eccitazioni, dopo aver osservato certe regole
e  subto  una  nuova  censura,  ma indipendentemente  dall'Inconscio,
possono  raggiungere  la coscienza. Il fatto che  le  eccitazioni  per
raggiungere  la  coscienza  debbano  passare  attraverso   una   serie
prefissata  o  gerarchia  di istanze (che ci  vengono  rivelate  dalle
modificazioni  operate dalla censura) ci ha permesso di  costruire  un
paragone  spaziale. Abbiamo descritto i rapporti dei due  sistemi  tra
loro e con la coscienza dicendo che il sistema Preconscio si erge come
uno  schermo  fra  il  sistema Inconscio e la  coscienza.  Il  sistema
Preconscio  non  solo  sbarra l'accesso alla coscienza,  ma  controlla
anche  l'accesso  alla  capacit di movimento volontario  (S.  Freud,
L'interpretazione dei sogni, 7 f, citato, pagina 503).

(42). Es , in tedesco, il pronome personale neutro, equivalente a  Id
in  latino. Una descrizione sintetica della seconda topica  si  ha  in
Compendio  di psicoanalisi (1938), in S. Freud, Opere, citato,  volume
11, pagine 572-578.

(43).  Confronta la lettera a C. G. Jung del 2 settembre 1907  (citata
da   V.   Cappelletti,  Sigmund  Freud,  in  Novecento  filosofico   e
scientifico, citato, volumeterzo, pagina255), in cui Freud usa proprio
l'espressione nuovo mondo per indicare l'inconscio.

(44).  La  psicoanalisi  un procedimento medico che  si  propone  di
curare   alcuni  disturbi  nervosi  (nevrosi)  mediante  una   terapia
psicologica.  In  un  breve scritto pubblicato  nel  1910  ho  esposto
l'evoluzione  della psicoanalisi a partire dal metodo  "catartico"  di
Joseph Breuer e ho descritto il suo rapporto con la dottrina di  Jean-
Martin  Charcot e di Pierre Janet. Quali esempi di forma  di  malattia
accessibili  alla  terapia  psicoanalitica,  si  possono   citare   le
convulsioni  e i fenomeni di inibizione isterica, nonch i  molteplici
sintomi  della  nevrosi ossessiva (rappresentazioni ossessive,  azioni
ossessive).   Tutti  questi  occasionalmente  si  risolvono   in   una
guarigione spontanea e soggiacciono all'influsso personale del  medico
in  maniera capricciosa, sinora incompresa. Nelle forme pi  gravi  di
malattia  mentale  vera  e  propria la  psicoanalisi  non  ha  effetti
terapeutici. Tuttavia - per la prima volta nella storia della medicina
-  essa consente di formarci un concetto sull'origine e sul meccanismo
delle psicosi non meno che delle nevrosi. Tale importanza medica della
psicoanalisi non giustificherebbe tuttavia il tentativo di presentarla
ad una cerchia di studiosi interessati alla sintesi scientifica. Tanto
pi  che questa impresa appare certamente prematura, fintanto che gran
parte  degli  psichiatri e dei neurologi assume  un  atteggiamento  di
rifiuto di fronte al nuovo metodo terapeutico e ne respinge premesse e
risultati.  Se ci nonostante reputo che tale tentativo sia legittimo,
ci  dovuto al fatto che la psicoanalisi rivendica un interesse anche
per chi non  psichiatra poich rasenta diversi altri campi del sapere
e  stabilisce  tra questi e la patologia della vita psichica  rapporti
inattesi  (S. Freud, L'interesse per la psicoanalisi, citato,  pagine
31-32).

(45).  S.  Freud, Introduzione alla psicoanalisi, lezione 28,  citato,
pagina 605; confronta anche ivi, lezione 23, pagina 514.

(46).  Confronta S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla
morte (1915), in S. Freud, Opere, citato, volume 8, pagine 123-148.

(47).  Lettera di S. Freud allo psichiatra olandese Frederik van Eeden
(28 dicembre 1914), in S. Freud, Opere, citato, volume 8, pagina 121.

(48). Ibidem.

(49).  S. Freud, Il disagio della civilt (1929), in S. Freud,  Opere,
citato,  volume 10, pagina 630. Gli ultimi due periodi furono aggiunti
da Freud nel 1931.

(50). Confronta A. Einstein, Lettera a Freud del 30 luglio 1932, in S.
Freud, Opere, citato, volume 11, pagine 289-292.

(51).  S.  Freud, Lettera a Einstein del settembre 1932,  ivi,  pagina
293.

(52). Ivi, pagina 294.

(53). Ivi, pagina 295.

(54). Ibidem.

(55). Ivi, pagina 296.

(56).  L'umanit ha sostituito alle continue guerricciole  le  grandi
guerre, che sono assai pi rare, ma proprio per questo pi devastanti
(ibidem).

(57). Ivi, pagina 298.

(58). Ibidem.

(59). Vedi capitolo Quattro, 4, pagina 131. Confronta anche il Dialogo
della Natura e di un Islandese di G.Leopardi.

(60).  S. Freud, Lettera a Einstein del settembre 1932, citato, pagina
299.

(61). Ivi, pagina 300.

(62). Ibidem.

(63).  Freud  dedica  all'analisi  del  comandamento  dell'amore   del
prossimo  alcune  pagine  dello  scritto  Il  disagio  della  civilt,
capitoli 5 e 8, in S. Freud, Opere, citato, volume 10. pagine  597-599
e  628. Non ci sono motivi - egli sostiene - perch si debba amare  un
prossimo che in realt ci  estraneo e potenziale nemico: Ma  se  per
me   un estraneo e non pu attrarmi per alcun suo merito personale  o
per un significato da lui gi acquisito nella mia vita emotiva, amarlo
mi  sar  difficile. E se ci riuscissi sarei ingiusto, perch  il  mio
amore  stimato da tutti i miei cari un segno di predilezione; sarebbe
un'ingiustizia  verso  di  loro mettere un estraneo  sul  loro  stesso
piano.  Ma  se  debbo amarlo di quell'amore universale,  semplicemente
perch anche lui  un abitante di questa Terra, al pari di un insetto,
di  un verme, di una biscia, allora temo che gli toccher una porzione
d'amore  ben  piccola e mi sar impossibile dargli  tutto  quello  che
secondo  il giudizio della ragione sono autorizzato a serbare  per  me
stesso. A che pro un concetto enunciato tanto solennemente, se il  suo
adempimento  non  si raccomanda per se stesso come  razionale?  (ivi,
pagine   597-598).   Pu   essere  interessante   confrontare   queste
considerazioni di Freud con quanto ha scritto Nietzsche  sul  concetto
di amore per il prossimo: vedi capitolo Sette, 2, pagine190-191 .

(64).  S. Freud, Lettera a Einstein del settembre 1932, citato, pagine
300-301.

(65). Ivi, pagina301.

(66). Ibidem.

(67). Confronta F. Parenti, L'immagine dell'uomo secondo la psicologia
individuale  comparata  di  Alfred  Adler,  in  AA.  VERSI,   Immagini
dell'uomo, Rosini, Firenze, 1986, pagina 84.

(68). Confronta ivi, pagine 86-87.

(69).  Confronta  A. Adler, Conoscenza dell'uomo, in Freud-Adler-Jung,
Psicanalisi e filosofia, La Scuola, Brescia, 19836, pagina 125.

(70). Confronta F. Parenti, opera citata, pagina 102.

(71).  Jung  descrive questa sua tecnica e usa per la prima  volta  il
termine complesso nei suoi Studi di associazione diagnostica (1906).

(72).  Nel 1909 Jung si rec con Freud negli Stati Uniti per difendere
e  propagandare  la  teoria  psicoanalitica;  nel  1910  fu  il  primo
presidente  della Societ Internazionale di Psicoanalisi  e  redattore
capo    della    prima   rivista   psicoanalitica    (Jahrbuch    fr
psychoanalytische und psychopathologische Forschungen, Annali per la
ricerca  psicoanalitica e psicopatologica); dal 1912 si  accentuarono
le  differenze tra Jung e Freud: nel 1913 Jung si dimise dalla Societ
di Psicoanalisi e dalla redazione di Jahrbuch.

(73).  C. G. Jung, La libido. Simboli e trasformazioni, traduzione  di
R.   Raho,   Boringhieri,  Torino,  1965,  pagina  135,  in  Novecento
filosofico e scientifico, citato, volume terzo, pagina 294.

(74).  C.  G.  Jung, Tipi psicologici, traduzione di C. Musatti  e  L.
Aurigemma,  Boringhieri,  Torino,  1969,  pagina  462,  citato  da  L.
Mecacci,  Carl  Gustav  Jung, in Novecento filosofico  e  scientifico,
citato, volume terzo, pagine 290-291.

(75).   L'immagine  primordiale  cui  ho  dato  anche  il   nome   di
"archetipo",   sempre collettiva, vale a dire che  comune  almeno  a
tutto  un popolo o a tutta un'epoca. Probabilmente i motivi mitologici
fondamentali  sono comuni a tutte le razze e a tutte le  epoche;  cos
potei  riscontrare una serie di motivi della mitologia greca nei sogni
e  nelle  fantasie di individui di pura razza negra, malati di  mente
(C.  G.  Jung,  Tipi  psicologici, citato, pagina 453,  citato  da  L.
Mecacci, Carl Gustav Jung, citato, pagina 291).

(76). Ivi, pagina 301.

(77). Confronta ivi, pagina 291.

(78). Vedi capitolo Sette, pagine 186-187.

(79).  L.  De Marchi, L'analisi bioenergetica, in AA. VERSI,  Immagini
dell'uomo, citato, pagina 16.

(80). Confronta ivi, pagina 14.

(81).  ...  infin  ch'arriva / Col dove la via /  E  dove  il  tanto
faticar  fu vlto: / Abisso orrido, immenso, / Ov'ei precipitando,  il
tutto  oblia. / Vergine luna, tale / E' la vita mortale (G. Leopardi,
Canto notturno di un pastore errante dell'Asia, versi 32-38).

(82).  A.  Crescini,  Introduzione a Freud-Adler-Jung,  Psicanalisi  e
filosofia, citato, pagina LXXXVII.

(83). Sho  una parola ebraica che significa disastro, sterminio.
Dalla  met degli anni Settanta  andata a sostituire progressivamente
il  termine olocausto, coniato nel decennio precedente per  indicare
lo  sterminio degli Ebrei da parte dei nazisti. L'uso di queste parole
 legato alla volont di sottolineare l'unicit di questo evento, di
caratterizzarlo  e distinguerlo dai genocidi e dai massacri  che  pure
hanno  costellato  la  storia  dell'umanit.  Ben  presto  il  termine
olocausto    stato usato per indicare stragi  avvenute  in  epoca
successiva  alla  Seconda  guerra mondiale:  lo  storico  e  sociologo
americano  Ch.Lasch (L'io minimo, Feltrinelli, Milano,  19872,  pagina
69)  fa notare che paradossalmente il termine olocausto viene  usato
nel  1982  per designare la strage dei palestinesi di Beirut ovest  da
parte  del partito cristiano libanese appoggiato da Israele che  aveva
preparato  l'attacco  con  un bombardamento dei  campi  palestinesi.Il
termine  ebraico si presta assai meno a un uso estensivo,  e  quindi
ribadisce  la  peculiarit del disastro che  ha  colpito  al  popolo
ebraico.
